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La formazione permanente dei volontari. Dagli argomenti alle modalità PDF Stampa E-mail
Argomenti e strumenti - Volontariato
Lunedì 06 Giugno 2011 16:36
AGEOP Ricerca Volontari

La formazione permanente dei volontari è una questione ormai molto sentita. Nei settori socio-sanitario e della protezione civile addirittura strutturale, che fa scuola negli altri campi, compreso quello, delicatissimo, chiamato ormai alla programmazione ed erogazione dei servizi, del volontariato sociale. E' chiaro, come sostenuto autorevolmente da chi scrive e da molti altri autori, che la formazione nel volontariato è qualcosa di specifico da non confondere con il fornire informazioni o istruzioni tecniche (sul che cosa e il come fare nello specifico). Essa, altrimenti, mentre si pone finalità di efficienza e di afficacia, personale e di gruppo, deve sempre avere quale suo obiettivo primario lo stimolare prese di coscienza, indurre a rivedere convincimenti, modificare atteggiamenti, stimolare lo sviluppo di sensibilità, rafforzare le motivazioni e migliorare i comportamenti quotidiani per dare efficacia all'azione. La questione delle modalità formative diventa immediatamente centrale. Si tratta infatti di congegnare situazione corsuali di lavoro su fatti concreti, sviluppando dinamiche di gruppo in cui si alternino momenti di riflessione e confronto attivo. Sempre, invece, la formazione nel volontariato dovrebbe vitare modalità excathedra, optando per situazioni di laboratorio (workshop) che prevedono l'uso ampio di supporti multimediali. La formazione nel volontariato, dal punto di vista degli strumenti e della preparazione dell'aula è quindi, come sanno i formatori accordi, difficile, impegnativa e deve essere attentamente preparata, con uno studio prelimianre della situazione gruppale. Il materiale didattico viene riprodotto e distribuito ai partecipanti per consentire auto-verifiche anche a distanza di tempo. Il problema vero nella formazione nel volontariato, quindi, non sono gli argomenti, ma come si trattano.Molti argomenti si prestano a sostenere questo processo che vorremmo chiamare di sviluppo della consapevolezza e della capacità di svolgere il delicato compito dell'accompagnamento.

Riguardo al volontario e alle sue competenze di base (conoscenze), i temi sono relativi a:

  • i cambiamenti nel ruolo del volontario organizzato
  • la missione dell'associazione e la condivisione dei ruoli
  • le motivazioni individuali e i valori dell'organizzazione
  • l'etica e la carta dei valori del volontariato
  • la risposta di qualità: spontaneità e metodo
  • lo sviluppo delle abilità relazionali e delle competenze emotive
  • Per quanto riguarda invece il rapporto con le persone in situazione di disagio, nel volontariato sanitario e sociale i temi potranno riguardare, ad esempio:
  • come percepire e misurare i cambiamenti nei bisogni e nelle attese delle persone nel disagio
  • come attivare la relazione positiva
  • come affronatre le situazioni complesse e difficili

Riguardo invece alle capacità di azione individuali di gruppo le sessioni formative saranno centrate su:

  • la capacità di analisi
  • soluzione dei problemi e creatività
  • il lavoro di gruppo
  • la comunicazione attiva
  • le relazione del volontario dentro e fuori l'organizzazione
  • le interazioni efficaci di gruppo
  • il lavoro di rete
  • lavoro individuale e collettivo: collaborazione, diversità, sinergia.

Altro problema decisivo della formazione nel volontariato odierno è lo sviluppo della menagerialità, che tocca argomenti quali:

  • la missione, valori, strategia (e tattica)
  • la leadership in un contesto di non-lavoratori
  • il lavorare per progetti
  • la relazione col mondo pubblico e privato: sussidiarietà e alleanze
  • il definire e risolvere i problemi, prendere e attuare le decisioni
  • come gestire per il risultato
  • come gestire il cambiamento: innovazione e creatività
  • il decidere e l'operare nell'incertezza e nella turbolenza
  • il conflitto e la negoziazione, all'interno e all'esterno dell'associazione.

Ogni argomento, si tratta di una condizione decisiva per la qualità dei corsi, non dovrà tuttavia essere trattato singolarmente, ma sempre riguardare questioni legate ai fondamenti e alla capacità di azione, da stringere in un unico processo di apprendimento attraverso l'uso di metodologie attive e riflessive, con un lavoro di aula accurato che il chiede al formatore specifiche competenze psicologiche, formali o guadagnate sul campo, attraverso le quali guidare il lavoro come leader inter pares. Un compito arduo, che apre un'altra gigantesca questione relativa alle qualità necessarie al formatore per fare degnamente il proprio lavoro, senza approssimazione e con assoluta competenza di ruolo. Per formare nel volontariato occorrono, infatti, specifiche competenze, diverse e forse più alte rispetto a quelle necessarie nel mondo del lavoro e alla formazione professionale. Sulla questione, data la sua importanza converrà ritornare.

Daniele Baggiani

 
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