| Qualità di Facoltà. L'efficienza rivisitata |
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| QUALITA' PER L'UNIVERSITA' |
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{jcomments off} Una strategia molto efficace in vista dell'attrazione di finanziamenti aggiunti legali alla premialità prevista dal FFO, Fondo di Finanziamento Ordinario, e dela legge 30/10 emanata dal Ministro Gelmini. Solo i corsi che dimostreranno di essere bene organizzati e di avere un ottimo rapporto tra studenti iscritti e studenti laureati e collocati nel mondo del lavoro saranno premiati con risorse economiche e risparmiati dal processo di accorpamento dei corsi e degli Atenei, che in prospettiva tenderà ad eliminare la duplicazione di corsi ineffecianti in giro per l'Italia, per migliorare l'efficacia del servizio accademico pubblico, risparmiare risorse e potenziare la preparazione in linea con gli standard europei. La valutazione di un corso di studio mira principalmente al miglioramento continuo della qualità e all'accreditamento futuro del Corsi di Laurea da parte di opportuni Organismi accreditanti. La valutazione riguarda sia aspetti legati al sistema di gestione di un corso di studio sia aspetti legati all’opinione degli studenti sulla didattica impartita in un determinato corso di studio. A questo scopo Studio DB Progetti può portare elementi di evidenza e casi importanti ai quali ispirarsi per fare altrettanto. Dare efficienza ai CL/CLM è possibile, e a costi contenuti, pronuovendo in un modo convinto e continuo la qualità dei processi formativi e didattici. Studio DB Progetti sa come si fa. Chiedi informazioni. Vediamo quali sono peraltro i principali limiti della premialità, come viene valutata e quali proposte in prospettiva si possono avanzare per migliorare il sistema di controllo. Premialità dell'efficienzaIl Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) degli atenei prevede da qualche tempo una quota premiale legata alla loro efficienza ed efficacia. Il proposito di legare parte del finanziamento alla qualità dell’offerta formativa e ai risultati dei processi formativi va vista certamente in maniera favorevole e va incoraggiato. Tuttavia l’applicazione che se ne è data sinora, e da ultimo con il DM 21 dicembre 2010 n. 655 per ripartire il FFO 2010, appare assai limitativa e deludente. Dei quattro indicatori previsti due sono stati “sospesi” e i due utilizzati riguardano la regolarità degli studi, monitorata mediante l’acquisizione di CFU da parte degli studenti; di fatto si è fatto ricorso esclusivamente a indicatori di efficienza didattica interna e a nessun indicatore che riguardi gli aspetti esterni. È evidente che una valutazione tanto riduttiva di un processo così complesso come è quello della formazione superiore può indurre gli atenei a largheggiare in sede di verifica del profitto dei propri studenti per renderne più regolare la progressione negli studi. Criticità e proposte
La Legge 30 dicembre 2010, n. 240, nota anche come Legge Gelmini, pur nel lodevole tentativo di ridisegnare in maniera più razionale la governance degli atenei, ha completamente dimenticato di affrontare in maniera organica il tema della didattica; una vera e propria amnesia legislativa. È stata cancellata la facoltà, che da sempre ha costituito la struttura portante della funzione didattica; è stata creata un’ambigua struttura di coordinamento della didattica, neppure obbligatoria e in ogni caso priva di ogni sostanziale potere; è stata attribuita la responsabilità della funzione didattica ai dipartimenti, totalmente eterogenei tra loro su base nazionale; è stata perfino cancellata ogni valutazione sulla competenza didattica nel reclutamento dei docenti e dei ricercatori. Davvero non si comprende chi e in che modo potrà farsi carico, con la necessaria competenza, dei complessi aspetti relativi alla didattica; e non c’è dubbio che tra i più urgenti nodi da affrontare vi sia quello di avviare una seria e generalizzata valutazione della didattica universitaria. In assenza di un’agenzia indipendente di valutazione, che operi secondo il modello sopra descritto è nata l’illusione che il sistema possa essere governato stabilendo criteri autorizzativi ex ante, in alternativa a processi valutativi ex post. Si è perseguita l’idea che la valutazione di processi complessi, come sono quelli collegati all’offerta formativa degli atenei, possa essere ricondotta a semplici indicatori numerici, che divengono così strumenti di controllo molto rassicuranti (perché ad esso viene attribuito il carattere di oggettività e imparzialità) e poco onerosi. Ma una scelta che pretende di fondare la valutazione sui numeri è in realtà illusoria e costituisce un processo involutivo che ci porta fuori rotta rispetto agli impegni assunti in Europa. Peraltro gli interventi indicati sono del tutto inefficaci a garantirne la qualità dei corsi di studio, tanto che alcuni di essi sono stati forzatamente disattivati per motivi meramente numerici, malgrado la loro rilevanza e qualità. L’esperienza degli ultimi anni ha evidenziato anzi che cercare di indirizzare il comportamento degli atenei con interventi di contenimento dell’offerta formativa fondati su parametri puramente numerici, avulsi da una valutazione di merito, non solo non garantisce la qualità ma anzi induce gli atenei a comportamenti e scelte che, pur nel rispetto formale delle regole, hanno generato offerte formative poco trasparenti e prodotto effetti negativi opposti a quelli che i provvedimenti si proponevano. Appare perciò urgente un cambio radicale d’impostazione, affinché si passi da un approccio esclusivamente quantitativo ad uno che metta la qualità in primo piano, avviando al più presto un processo di rigorosa valutazione e accreditamento dei singoli corsi di studio, con modalità conformi a consolidati modelli di assicurazione della qualità. |




GESTIRE LA QUALITA' DEI CORSI UNIVERSITARI A LIVELLO DI FACOLTA'. Uno dei sistemi più efficaci di lavorare in favore della qualità nelle Università è di pianficare gli interventi a livello di Facoltà, per tutti i Corsi di Laurea (triennale) e Corsi di Laurea Magistrale (specializzazione). In questo modo si ottiene omogeneità nei processi, nelle evidenze e nel processo di miglioramento. Con il 